Le “Corti sorelle”, differenze tra CGUE e CEDU

Questo articolo non propone di atteggiarsi a pubblicazione scientifico – giuridica, ma ha l’obiettivo di fare chiarezza in breve sulla differenza sostanziale che intercorre tra la Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) e la Corte europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU o CEDU), sorelle dalla stessa madre Europa, nate dalla cenere della Seconda Guerra Mondiale.

Seguendo le orme tracciate dal grande umanista lucano Giovanni Battista De Luca, nella trattazione si seguirà l’approccio ideologico sposato dal celebre giurista nella stesura della famosa opera seicentesca nominata “Dottor Volgare”. Egli produsse un compendio completo di tutta la legge civile, canonica, feudale e municipale, scritta in lingua volgare per i così detti “infarinati del diritto”, coloro che pur non essendo tecnici o studiosi giuridici necessitavano di utilizzare e conoscere il diritto nella vita di tutti i giorni.

È con questo intento che chi scrive vuole fare chiarezza su un argomento che poggia le fondamenta su un terreno per molti impervio. Gli ordinamenti sovranazionali ed i trattati plurilaterali internazionali sono oramai tra i protagonisti indiscutibili del panorama legislativo contemporaneo. Conoscerne, almeno in parte, funzionamenti ed operatività è certamente utile ad aumentare la consapevolezza generale nei confronti del metaforico bagaglio di diritti e doveri che noi tutti portiamo sulle spalle.

Partiamo subito con l’esplicitare ciò che a questo punto della lettura appare come evidente e superfluo: la Corte di giustizia dell’Unione europea e la Corte europea dei Diritti dell’Uomo non sono la stessa cosa ed appartengono a sistemi separati, ma in qualche modo comunicanti (sul punto si rimanda ad un mio precedente articolo, a stampo maggiormente tecnico, sul principio di equivalenza nella giurisprudenza delle corti europee ed intitolato “La clausola di omogeneità nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”, recuperabile facilmente nella sezione “Europa” del nostro blog).

La CGUE affonda le sue origini negli ideali di un’Europa “libera e unita” idealizzata da Altiero Spinelli, Enrico Rossi ed Eugenio Colorni nel “Manifesto di Ventotene” del 1941, convinti che l’assoluta indipendenza nazionale portava in sé i germi del nazionalismo imperialista. Le loro posizioni furono successivamente condivise da Jean Monnet che teorizzava l’unità attraverso la coesione degli Stati in specifici settori produttivi, da cui gradualmente sarebbe discesa un’autentica unione di tipo politico e giuridico. Il “padre fondatore” francese ispirò fortemente la Dichiarazione Schuman del 1950 che condusse, poco meno di un anno dopo, alla firma del Trattato istitutivo della Comunità europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA, 1951). Contestualmente i sei Stati firmatari del predetto Trattato di Parigi convennero di creare un organo giurisdizionale incaricato di garantire il rispetto del novello diritto comunitario per risolvere eventuali controversie, era il 1952 quando nacque la Corte di Giustizia della CECA. Nel 1957 con i Trattati di Roma istitutivi dellaComunità economica europea (CEE) e la Comunità europea dell’energia atomica (EURATOM) crearono la Corte di giustizia delle Comunità europee (CGCE) comune a tutte e tre le “comunità”.

Con il trattato di Maastricht del 1992, si incastonò definitivamente sul puzzle del panorama internazionale l’Unione europea, poi riformata negli assetti con il Trattato di Lisbona del 2007 il quale furono inseriti il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), il Trattato sull’Unione Europea (TUE) e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

È proprio con il TUE, che viene inserita tra le istituzioni dell’UE la Corte di giustizia dell’Unione Europea, con sede a Lussemburgo, stabilendo espressamente che la CGUE assicura “il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione dei Trattati”, pronunciandosi su: a) ricorsi presentati dagli Stati membri, da istituzioni o da una persona fisica o giuridica; b) in via pregiudiziale, su richiesta delle giurisdizioni nazionali, sull’interpretazione del diritto dell’Unione europea.

Sul piano strutturale la Corte è formata da ventisette giudici (uno per Paese Membro) ed otto avvocati generali, inoltre si presenta divisa in due sezioni: “Corte di Giustizia” e “Tribunale”. La prima si occupa delle richieste di pronunce pregiudiziali presentate dai tribunali nazionali ed alcuni ricorsi per annullamento e impugnazioni, il secondo si pronuncia sui ricorsi per annullamento presentati dai privati cittadini, imprese e talvolta governi di Stati dell’UE. Riassumendo con massima brevità, la CGUE è quindi un organo posto a garanzia del rispetto dei trattati e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Passando ora alla sorella più anziana, la Corte EDU appartiene ad un sistema di diversa natura operando nel più ampio contesto legato al Consiglio d’Europa. Questo si configura come un’organizzazione internazionale fondata con il Trattato di Londra nel 1949 e sviluppatasi allo scopo di rimarginare la profonda ferita che i fatti del secondo conflitto mondiale avevano inflitto alle comunità continentali e ai diritti fondamentali dell’uomo. Composto da quarantasei nazioni (ben più dell’Unione europea) persegue sin dal principio la promozione della libertà d’espressione e dei media, la libertà di riunione, l’uguaglianza e la protezione delle minoranze.

Tra i tanti mezzi introdotti per il raggiungimento dei propri obiettivi ha adottato, nel 1950 sotto la forma di trattato internazionale, la “Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” (CEDU) ed una lunga serie di protocolli addizionali (ad oggi quattordici). La CEDU tutela i diritti fondamentali della persona umana tra i quali si possono ricordare il diritto alla vita, il divieto di tortura ed il diritto ad un giusto ed equo processo.

Con la ratifica della Convenzione uno Stato si sottopone al sindacato della Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU), che assicura il rispetto degli impegni derivati dall’adesione al suddetto Trattato. La Corte EDU è stata istituita nel 1959 e si erge a baluardo contro le violazioni della CEDU attraverso un apposito meccanismo di controllo giurisdizionale. È formata da un numero di membri pari a quello degli Stati contraenti (quarantasei) scelti tra giuristi in possesso dei requisiti richiesti per l’esercizio delle più alte funzioni giudiziarie o alternativamente giureconsulti di riconosciuta competenza tecnica. Nelle aule della sua sede, a Strasburgo, si vigila senza sosta sull’applicazione delle disposizioni della Convenzione e di tutte le questioni concernenti la loro interpretazione.

La Corte si occupa anche di dirimere le controversie tra Stati, pronunciandosi sui così detti “ricorsi interstatali”, i quali possono essere proposti da un Paese per far valere le violazioni della CEDU di un’altra Nazione. In ultimo ma non per importanza, la Corte EDU è anche titolare del potere di ricevere i “ricorsi individuali”, proposti dagli individui che ritengono di aver subito una o più lesioni dei diritti e delle libertà tutelati dalla Convenzione. Perché il ricorso possa essere ricevibile è essenziale ricordare che il ricorrente debba aver già intrapreso, senza successo (e quindi esaurito), tutte le possibili strade di tutela offerte dal proprio ordinamento di appartenenza.

Le “Corti sorelle” operano da anni in una sfera territoriale sostanzialmente coincidente, sovrapposizione che spesso non si esaurisce sul piano geografico, ma va oltre condividendo porzioni di sfere di competenza e funzioni giurisdizionali. Come si può immaginare, nella storia delle due istituzioni, le frizioni ed i contrasti tra le pronunce non sono mancate, fisiologica conseguenza di una fortunatamente costruttiva convivenza. Oggi è pacifico che tra le Corti intercorra un rapporto di collaborazione e rispetto, facendo tornare attuale la discussione sulla potenziale adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, progetto già discusso, ma che naufragò nel 2013 per opera del parere contrario della CGUE (per approfondimento vedi “parere 2/13”).

Certo è che il contributo che noi tutti riceviamo dall’esercizio delle funzioni di questi organi risulta di assoluta importanza e spessore, contribuendo alla tutela e allo sviluppo dei diritti fondamentali nello spazio europeo e non solo.

 

A cura di Edoardo Giulio Rossi.

 

Fonti:

  • https://european-union.europa.eu/index_it
  • https://curia.europa.eu/jcms/jcms/j_6/it/
  • https://www.echr.coe.int/
  • https://www.coe.int/it/web/portal
  • https://eur-lex.europa.eu/homepage.html?locale=it
  • A. Massaro, Appunti di diritto penale europeo, seconda edizione, Giappichelli, 2023.
  • Foto di British Library da https://unsplash.com/it/foto/mappa-delleuropa-AxT4iYcoI2M