Il dibattito attorno al cosiddetto Reddito di Merito, iniziativa della Regione Calabria che consiste nel sovvenzionare gli studi dei giovani studenti meritevoli che abbiano una media degli esami superiore al 27 con una somma che varia da un minimo di 500€ ad un massimo di 1000€ al mese, già Legge Regionale 1 aprile 2026, n. 10 e ora in attesa dei decreti attuativi, ha assunto negli ultimi mesi una rilevanza crescente nel panorama delle politiche regionali per il diritto allo studio, catalizzando l’attenzione tanto degli operatori del settore quanto dell’opinione pubblica più sensibile alle dinamiche del capitale umano e della mobilità accademica. L’iniziativa, nella sua impostazione di fondo, merita un plauso incondizionato: investire sull’istruzione, premiare l’eccellenza accademica e arginare il fenomeno del drenaggio di talenti — il cosiddetto brain drain — rappresentano obiettivi di politica economica e sociale di primaria importanza per qualsiasi territorio che aspiri a valorizzare le proprie risorse umane come leva di sviluppo endogeno. Ciononostante, un esame critico del meccanismo allocativo previsto impone alcune riflessioni che non è possibile eludere senza il rischio di vanificare, nei fatti, le nobili premesse dell’intervento.
Sulla falsariga dell’esperienza maturata qui nella provincia autonoma di Trento posso assicurare che ciò che attrae gli studenti trentini e non a studiare presso l’ateneo atesino non è certamente il (pur) generoso sistema di incentivi (si veda sul punto il Bando di concorso dell’ente Opera universitaria edizione 2025/2026), peraltro saldamente ancorato a parametri di reddito, bensì le opportunità accademiche e lavorative che il territorio offre, le partnerships strategiche dell’ateneo e il placement ed orientamento in uscita: settori in cui l’ateneo e la “P.A.T.” credono e investono, al fine di creare attrattività del territorio non in virtù di una misura estemporanea ma generando un legame tra il tessuto lavorativo e la comunità accademica. Pertanto non è la somma in sé ad attrarre lo studente, ma le opportunità di carriera che il territorio offre.
Il progetto di riforma, nella sua attuale architettura, individua l’importo dell’indennità mensile sulla base della media ponderata dei voti conseguita dallo studente in senso assoluto, affiancata da un requisito minimo di crediti formativi universitari (CFU) acquisiti. L’adozione di una soglia uniforme — orientata, nella versione oggi in discussione, verso parametri dell’ordine dei 27-29/30 — prescinde tuttavia da una variabile di fondamentale rilevanza analitica: la disomogeneità strutturale degli esiti accademici tra le diverse aree disciplinari e i singoli corsi di studio.
I dati elaborati dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea nella XXVII Indagine (2025), riferiti a campioni del 2024 e relativi ai laureati della Regione Calabria, offrono una base empirica inequivocabile. L’analisi della voce Riuscita negli Studi Universitari evidenzia uno scarto significativo tra le medie del voto di laurea per area disciplinare: i laureati afferenti all’area Artistica, Letteraria ed Educazione conseguono il titolo con una media di 105,2/110, con un tasso di studenti in corso pari al 65,5%; i laureati dell’area STEM, viceversa, si attestano su una media di 100,6/110 con un tasso di studenti in corso del 38,7%. Un divario di quasi cinque punti nella media del voto finale, accompagnato da un differenziale di circa ventisette punti percentuali nel completamento nei tempi regolari, non è un dato trascurabile: è la fotografia di ecosistemi accademici ontologicamente diversi, che obbediscono a logiche valutative, carichi cognitivi e pressioni selettive profondamente differenziate.
Sul piano strettamente giuridico e filosofico, la nozione di merito non si esaurisce in una misurazione cardinale e avulsa dal contesto. Il merito, nella sua accezione più rigorosa, incorpora necessariamente una forte componente relativistica: esso si manifesta nel superamento della media di riferimento del proprio gruppo di pari, nel conseguimento di risultati che, all’interno di un determinato percorso formativo, si collocano significativamente al di sopra della distribuzione statistica dei colleghi. Appiattire questa dimensione relativa su una soglia assoluta uniforme equivale, sul piano dell’equità allocativa, a commisurare prestazioni tra loro incommensurabili.
Un sistema che valuta la media dei voti ponderata in assoluto tra aree disciplinari e corsi di studio diversi genera, inevitabilmente, asimmetrie distributive ingiustificate. Per uno studente iscritto a un corso dell’area umanistico-pedagogica, raggiungere la soglia di 28/30 potrebbe rappresentare un traguardo ampiamente alla portata della media dei propri colleghi; per uno studente di ingegneria o di scienze matematiche, il medesimo obiettivo potrebbe configurarsi come un’eccellenza assoluta, irraggiungibile per la generalità del corso. Ne deriva un meccanismo in cui l’accesso all’indennità risulta strutturalmente più agevole per alcune categorie di studenti e sistematicamente più arduo per altre, in ragione non del merito individuale ma dell’area disciplinare di afferenza: una distorsione che contraddice in radice la ratio stessa del provvedimento.
Aggiungiamo all’equazione il fatto che sono proprio i settori umanistici che presentano meno opportunità lavorative oggi sul territorio della Calabria e avremo una previsione di quello che accadrà dopo la riforma del reddito di merito: la regione Calabria finanzierà gli studi per giovani che nella migliore delle ipotesi lavoreranno in Italia, nella peggiore all’estero, e tutto ciò con il dichiarato intendo di permettergli di restare nella nostra splendida regione.
La soluzione non richiede una rivoluzione del sistema, bensì un affinamento tecnico del criterio selettivo, pienamente compatibile con gli strumenti informativi già disponibili presso gli atenei. Le Università dispongono, infatti, dei dati statistici relativi alla distribuzione delle medie ponderate degli studenti disaggregati per area disciplinare e, preferibilmente, per singolo corso di studi: si tratta di informazioni già prodotte e archiviate nell’ambito delle attività di gestione della didattica e dei processi di assicurazione della qualità.
Ancorare la soglia di accesso al Reddito di Merito alla media ponderata per area disciplinare — o, in una prospettiva ancora più granulare e quindi più equa, per corso di studi — permetterebbe di identificare con genuina precisione chi, nel proprio percorso, ha effettivamente espresso una performance superiore alla media dei propri pari. Un simile approccio, fondato su benchmark contestualizzati anziché su soglie assolute universali, avrebbe il pregio di rendere il criterio meritocratico al contempo più veritiero sotto il profilo statistico e più equo sotto il profilo giuridico, nel rispetto del principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’art. 3, comma 2, della Costituzione.
La differenza tra una riforma capace di ispirare l’intero sistema universitario nazionale e l’ennesimo provvedimento dall’impatto marginale risiede, come spesso accade, nei dettagli. Un intervento normativo che si prefigga la valorizzazione del merito non può permettersi di ignorare la strutturale eterogeneità dei contesti in cui quel merito si esprime. Premiare il merito non significa imporre a chiunque il superamento del medesimo ostacolo: significa riconoscere a chi nuota di aver nuotato meglio dei propri pari, e a chi corre di aver corso più veloce degli altri corridori.
È urgente, pertanto, rivedere il criterio di individuazione della soglia di merito ancorandolo a parametri relativi ma scientificamente fondati. Non si tratta di abbassare gli standard, bensì di renderli contestualmente adeguati e, per questa via, autenticamente meritocratici. Una riforma costruita su questi presupposti avrebbe non solo il pregio di essere più giusta, ma anche quello di costituire un modello replicabile su scala nazionale: un’opportunità che la Calabria, attraverso una normativa pionieristica e rigorosa, potrebbe offrire all’intero Paese.
A cura di: Carlo Mascherpa
Fonti
- Regione Calabria (delibera della Giunta Regionale per l’attivazione dell’iniziativa): https://www.regione.calabria.it/wp-content/uploads/2026/04/DGR-143-del-9_4_2026_PDFA.pdf
- Consiglio Regionale della Calabria (la legge regionale della Calabria 1 aprile 2026, n. 10): https://www.consiglioregionale.calabria.it/bdf/api/BDF?numero=10&anno=2026
- La lettera del redattore Mascherpa pubblicata su Cosenza Channel: https://www.cosenzachannel.it/societa/reddito-di-merito-uno-studente-calabrese-contesta-i-criteri-cosi-si-creano-disuguaglianze-vadjl1jv
- Il bando di concorso dell’ente Opera universitaria 2025/2026, voci 4.1, 4.1.1, 4.1.2, 4.1.3: https://www.operauni.tn.it/wp-content/uploads/Bando-Opera-Universitaria_2025-2026_rettificato_finale.pdf
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