L’iniziativa aveva preso forma prima dell’estate, quando il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Carmine Masiello, aveva chiesto all’Università bolognese di strutturare un intero corso di laurea in filosofia riservato a circa quindici allievi dell’Accademia militare di Modena. Non si trattava, questa volta, dei consueti accordi che prevedono l’accesso a singoli insegnamenti universitari: l’idea era quella di trasferire un intero percorso triennale, da svolgere non nelle sedi accademiche ordinarie, ma all’interno della stessa Accademia. Le lezioni sarebbero state quindi erogate dai docenti del Dipartimento di Filosofia a Modena, in via continuativa. L’offerta economica dell’Accademia, pari a circa ottomila euro destinati ai contratti dei docenti, non copriva certo il fabbisogno complessivo di un corso di laurea “fuori sede” con docente universitario.
Come da prassi, la valutazione spettava al Dipartimento di Filosofia, chiamato a stimare l’impatto dell’operazione sulla didattica complessiva e sulla capacità di far fronte a un impegno aggiuntivo in un contesto già segnato da scarsità di personale. Il tema sarebbe dovuto approdare al Consiglio di Dipartimento, organo collegiale deputato a programmare i corsi e a verificare la disponibilità effettiva dei docenti.
Nelle settimane precedenti al Consiglio, i collettivi studenteschi avevano manifestato la propria contrarietà, leggendo la proposta come un segnale di sostegno alle politiche militari in un momento segnato dalle tensioni internazionali in Ucraina e nella Striscia di Gaza. Una posizione che, tuttavia, non coincideva con quella dei docenti, più articolata e meno incline a semplificazioni ideologiche. Vi era, infatti, chi vedeva nel progetto una possibilità interessante di portare gli studi umanistici in un contesto percepito come lontano dal pensiero critico e filosofico; ma vi era, contemporaneamente, piena consapevolezza della scarsa sostenibilità dell’operazione: un impegno molto gravoso per un numero esiguo di studenti e con risorse insufficienti a garantire una didattica regolare senza sottrarre energie agli insegnamenti già esistenti.
Il 23 ottobre, giorno fissato per la riunione del Consiglio, le proteste studentesche hanno interrotto i lavori. Il direttore del Dipartimento, professor Luca Guidetti, ha preso atto dell’impossibilità di proseguire la discussione e ha comunicato ai colleghi l’assenza delle condizioni materiali e formali per portare avanti il progetto. La vicenda sembrava destinata a chiudersi in ambito accademico.
La controversia pubblica è nata solo settimane dopo, quando il generale Masiello ha affermato che l’Università avrebbe respinto il progetto per paura di “militarizzare” l’ateneo. Una lettura che ha cancellato l’intero quadro fattuale e ha finito per ridurre la complessità della decisione a una presunta opposizione ideologica, creando così un terreno fertile per una polemica politica immediata. Esponenti del governo hanno rilanciato questa narrazione, presentando la scelta come un atto di chiusura verso le Forze Armate: la ministra dell’Università ha definito la decisione “discutibile”, il ministro della Difesa ha accusato i docenti di rifiutare coloro che “potrebbero difenderli”, mentre il ministro dell’Interno ha parlato di un’università gestita “come una sezione di partito”. È intervenuta infine la Presidente del Consiglio, che ha parlato di un gesto lesivo dei doveri costituzionali e di pregiudizi ideologici verso le Forze Armate.
Dinanzi all’intensificarsi delle accuse, il Rettore Giovanni Molari ha precisato che nessuno è mai stato escluso dai corsi universitari e che tutti, militari compresi, possono iscriversi liberamente ai percorsi ordinari. Ha inoltre ricordato che il progetto avrebbe richiesto un impegno didattico significativo e fondi molto superiori al contributo proposto. L’ateneo, insomma, non aveva rifiutato persone, ma una modalità organizzativa non sostenibile.
La vicenda non si è però conclusa qui: la ministra Bernini, recatasi all’Accademia di Modena, ha assicurato che il corso di filosofia verrà comunque realizzato, coinvolgendo altre università dell’Emilia-Romagna. Resta così l’impressione di un caso che, nato come una questione tecnico-organizzativa interna a un dipartimento, sia stato rapidamente trasformato in terreno di contesa politica, con un linguaggio che ha finito per oscurare le ragioni effettive della decisione accademica.
A cura di: Antonio Maria Bassi
Fonti
UniBo Magazine: https://magazine.unibo.it/archivio/2025/12/01/corso-di-filosofia-per-militari-precisazioni-dellateneo
Corriere di Bologna – Corriere della Sera: https://corrieredibologna.corriere.it/notizie/cronaca/25_dicembre_02/l-universita-di-bologna-e-il-corso-di-filosofia-per-i-militari-il-retroscena-cosi-e-arrivato-il-dietrofront-le-pressioni-dei-71dd0b83-e3fc-4649-b416-95ee9dbe1xlk_amp.shtml
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