Situazione attuale
Il nome scelto per l’operazione da parte degli americani è stato “Epic Fury”, mentre gli israeliani hanno scelto “Roaring Lion”, un nome non casuale in quanto richiamerebbe la rinascita dell’impero persiano. I bombardamenti, oltre ad aver ucciso la suprema guida politica e spirituale iraniana, hanno eliminato buona parte dei vertici della repubblica islamica, tra cui gli alti comandanti dei pasdaran, e hanno provocato la chiusura dello stretto di Hormuz da parte dell’Iran, oltre alla sua immediata risposta missilistica che, a detta del Ministro degli Esteri iraniano, rappresenterebbe un atto di autodifesa legittima.
Tale risposta ha colpito Israele ma anche diversi paesi arabi circostanti, compresi gli Emirati arabi con Dubai e Abu Dhabi oltre a Bahrein, Kuwait e persino Oman. Perché colpire questi paesi? Il motivo è che Dubai, Abu Dhabi, Bahrein e Kuwait non sono paesi neutrali, bensì alleati degli Stati Uniti. Il Bahrein, in particolare, ospita il quartier generale della Quinta Flotta americana. Va inoltre segnalato che la tecnologia missilistica iraniana ha una gittata di circa 2000 km; pertanto l’unico modo per l’Iran di colpire direttamente interessi statunitensi era colpire i paesi limitrofi suoi alleati, oltre ad eventuali attacchi terroristici indiretti.
La reazione dell’ONU è stata l’appello a un cessate il fuoco, che tuttavia non sembra aver riscosso grande successo. Anche le critiche di diversi paesi europei non sono tardate ad arrivare: in particolare la Spagna, con le parole del primo ministro Sánchez ha lanciato una vera e propria sfida politica al Tycoon affermando che «è proprio così che iniziano i disastri dell’umanità».
L’Italia si è ritrovata addirittura con il Ministro della Difesa Crosetto bloccato a Dubai. La mancata comunicazione o il mancato coinvolgimento da parte degli Stati Uniti rappresentano, per molti, l’ennesima conferma del limitato peso politico del nostro paese a livello geopolitico internazionale.
Nel frattempo i bombardamenti americani e israeliani continuano sia a Teheran che nelle principali città iraniane. Un jet americano è stato abbattuto in Kuwait, anche se il pilota è riuscito fortunatamente a mettersi in salvo.
La decapitazione del regime
L’operazione militare del 28 febbraio è stata concepita come un “decapitation strike”, cioè un attacco mirato a eliminare la leadership politica e militare dello Stato. I raid hanno colpito simultaneamente diversi centri di comando, uccidendo numerosi alti funzionari dell’apparato di sicurezza e delle Guardie Rivoluzionarie.
La morte di Khamenei ha creato un vuoto di potere senza precedenti nella storia della Repubblica islamica. Il sistema politico iraniano è infatti fondato sul ruolo centrale della Guida Suprema, un potere superiore a quello del presidente, che rappresenta di fatto solo la facciata istituzionale della cosiddetta repubblica islamica. Tale guida è nominata a vita e il sistema iraniano non aveva mai affrontato una successione in condizioni di guerra. Per evitare il collasso dell’autorità centrale, l’Assemblea degli Esperti -l’organo religioso incaricato di nominare il leader supremo- ha agito con straordinaria rapidità, eleggendo Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah, come nuova Guida Suprema sotto forte pressione delle Guardie Rivoluzionarie.
Minaccia imminente
In molte città iraniane tali eventi, e in particolare la morte dell’ayatollah sono stati accolti con grande sollievo e perfino con manifestazioni di gioia. Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, ha invitato le forze iraniane a non difendere il regime ormai in collasso. Che il regime iraniano fosse oppressivo sotto la guida di Ali Khamenei è fuori di dubbio. Tuttavia resta aperta una domanda fondamentale: ciò giustifica l’intervento militare che sta causando centinaia di morti, anche tra i civili? È emblematico il caso di una scuola elementare femminile colpita perché situata vicino a una base militare, causando la morte di oltre 150 studentesse.
La narrazione di Trump è quella di proteggere il popolo iraniano eliminando le minacce imminenti provenienti dal regime. La parola “imminente” non è stata usata casualmente: è proprio una minaccia rientrante in tale categoria che consente al Presidente di utilizzare la forza militare senza autorizzazione preventiva del Congresso e quindi senza un previo dibattito parlamentare. Non è però facile stabilire se esistessero realmente tali condizioni e se gli armamenti nucleari iraniani costituissero una minaccia concreta per gli Stati Uniti nel breve periodo, soprattutto considerando l’intervento già effettuato nel giugno 2025 con i bombardamenti sui siti nucleari di Natanz e Fordow.
Sviluppi
Nel momento in cui viene scritto questo articolo continuano ad arrivare nuovi sviluppi. Si segnala, ad esempio, che un missile iraniano ha colpito una petroliera statunitense nel Golfo. Aerei americani sono stati autorizzati ad utilizzare basi francesi in Medio Oriente, come reso noto dallo stesso stato maggiore francese. Due persone in Arzerbaigian sono state ferite da un drone iraniano, provocando la convocazione dell’ambasciatore. Un missile sparato dall’Iran verso lo spazio aereo turco è stato intercettato dalle difese NATO nel Mediterraneo. Lo stato ebraico colpisce ancora Beirut dopo l’avanzata delle sue truppe nel sud del Libano.
L’ultima notizia riguarda una fregata iraniana, la IRIS Dena, uno dei fiori all’occhiello della flotta iraniana, affondata da un sottomarino USA al largo dello Sri Lanka, causando oltre 80 morti. Si tratterebbe del primo siluramento americano di un’unità navale nemica dai tempi della Seconda guerra mondiale.
Il ruolo di Cina e Russia
L’Iran, già a gennaio 2026 stava attraversando una fase di forte instabilità interna a causa di una serie di proteste popolari. L’inflazione è salita alle stelle anche a causa delle pesanti sanzioni internazionali, che hanno rappresentato un vero e proprio cappio economico per il paese. Questo isolamento ha spinto Teheran ad aggrapparsi con tutte le sue forze alla Cina, alla quale va una quota particolarmente significativa del suo petrolio (analisti parlano del 90%), spesso a prezzi fortemente scontati, o persino in cambio di tecnologie di sorveglianza utilizzate per rafforzare il controllo interno del regime.
Anche la Russia si è inserita in questo contesto di cooperazione strategica: si stima che Mosca abbia acquistato dall’Iran circa 6000 droni Shahed utilizzati poi nel conflitto in Ucraina, fornendo in cambio di tecnologia militare avanzata, come sistemi di difesa aerea e aviazione da combattimento, tra cui elicotteri da guerra.
Lo stretto di Hormuz
Perché si continua a parlare dello stretto di Hormuz e perché è così importante? Si tratta di un corridoio d’acqua che collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano, affacciato da un lato sull’Iran e dall’altro sugli Emirati Arabi e sull’Oman. Attraverso questo corridoio transita circa il 20% del petrolio mondiale. A controllarlo più di tutti è proprio l’Iran, e i Pasdaran hanno annunciato la chiusura sostenendo che la rotta “non fosse più sicura”. Secondo Bloomberg ciò potrebbe avere conseguenze potenzialmente devastanti sul commercio globale del petrolio, con ripercussioni anche per paesi come l’Italia, che dipendono fortemente dalle forniture energetiche del Golfo.
Questa scelta strategica rappresenta tuttavia un paradosso per lo stesso Iran: chiudendo lo stretto azzera di fatto le proprie esportazioni. Ma ciò rappresenta esattamente la logica di chi in una guerra come questa non ragiona più come economista ma incarna lo spirito di chi è pronto a tutto, ed è pronto a dimostrarlo.
A cura di Matteo Pieropan
Immagine generata con AI
Fonti:
Skytg24: https://tg24.sky.it/mondo/2026/03/05/guerra-iran-usa-israele-diretta
Limes: https://www.limesonline.com/articoli/obiettivi-e-logistica-guerra-preventiva-usa-israele-contro-iran-portaerei-missili-cambio-di-regime-21329896/?ref=LHTP-BH-I21308926-P1-S5-T1
Limes: https://www.limesonline.com/rubriche/il-mondo-oggi/guerra-iran-usa-sri-lanka-iraq-kurdistan-azerbaigian-semiconduttori-cina-canada-australia-21354567/?ref=LHTP-BH-I21308926-P1-S1-T1
AdnKronos: https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/iran-guerra-usa-israele-ultime-notizie-oggi-5-marzo-2026_3jaBycVy2gVkrDOEeupxsE