Il 7 febbraio 2027 la presidente della Banca Centrale Europea lascerà Francoforte con nove mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale del proprio mandato, ufficialmente per motivi personali, lasciando una BCE “pronta per il futuro”, come da lei stessa dichiarato.
Ma nella politica, soprattutto in quella europea, le ragioni dietro una scelta del genere spesso non sono connotate dalla neutralità. Poche settimane dopo il suo addio, la Francia entrerà infatti nella fase decisiva delle elezioni presidenziali, dove si sfideranno l’odierno presidente Emmanuel Macron – ormai alla fine quasi segnata del suo percorso istituzione e forse anche politico –, Marine Le Pen – la quale insegue per l’ennesima volta un sogno chiamato Eliseo – e Jean-Luc Mélenchon – il quale mira a far convergere tutto il malcontento sociale di una Francia che grida e vuole solamente giustizia e soddisfazione. Per la prima volta dopo anni, il cuore politico dell’Unione Europea rischia di finire nelle mani di forze che rilasciano dichiarazioni o contestano con mal celata ostilità i piani di sviluppo e coordinamento dell’Unione stessa, mirando a scardinare il sistema democratico che le ha nutrite in nome di un cambiamento di cui ancora non si comprende appieno la portata. Quest’ultima, se innovativa o distruttiva, non spetta a noi qualificare: ciò che possiamo approfondire è la lettura da dare all’addio prossimo della Lagarde.
Perché anticipare di ben nove mesi una scelta del genere? La chiave di lettura più logica è una sola: scegliere il prossimo presidente della BCE adesso che Macron è ancora al potere, in modo da limitare i danni qualora Macron non resti all’Eliseo, in seguito ad un esito sfortunato del voto francese.
Lagarde ha infatti pronunciato una frase insolita per un presidente della Banca Centrale Europea: “Non posso rimanere neutrale.”
Una giustificazione che pesa come un macigno rispetto al principio di neutralità propugnato dall’autorità delle banche centrali. La differenza tra un governatore ed un politico. E Lagarde ha espresso un pensiero tutt’altro che neutrale.
Una successione che si prospetta sanguinosa sul piano delle idee avanzate da parte dei papabili candidati, in particolare, lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, considerato vicino a una visione più flessibile della politica monetaria e l’olandese Klaas Knot, espressione dell’Europa rigorista e dei Paesi del Nord che da sempre guardano con diffidenza ai debiti pubblici elevati.
Dietro i candidati si muovono governi, equilibri geopolitici e interessi nazionali: la Germania prova a difendere la propria influenza. La Francia cerca di non perderne. I Paesi mediterranei guardano con attenzione a una BCE che potrebbe tornare a essere più severa.
Come spesso accade nell’Unione Europea, la battaglia ufficiale è quella delle idee. Quella reale è una partita di potere.
A cura di: Luigi Monti
Fonti
- ISPI: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/bce-successione-sotto-pressione-250410
- Centro Studi Americani: https://centrostudiamericani.org/lagarde-lascio-una-bce-pronta-per-il-futuro-con-un-lavoro-ben-fatto e https://centrostudiamericani.org/bce-lagarde-lascia-a-febbraio-scatta-la-corsa-alla-succesione
- Rai News: https://www.rainews.it/articoli/2026/10/lagarde-lascia-la-bce-so-di-aver-svolto-un-buon-lavoro-standing-ovation-dal-consiglio-direttivo-
- Euronews: https://it.euronews.com/2026/10/29/non-posso-restare-neutrale-lagarde-spiega-la-sua-uscita-anticipata-dalla-bce
Per l’immagine: foto di Hans da Pixabay (link: https://pixabay.com/it/photos/euro-scultura-simbolo-delleuro-2867925/)