La Bulgaria entra nell’Eurozona nel 2026

Dal 1° gennaio 2026, l’Eurozona avrà ufficialmente un nuovo membro: la Bulgaria.

Ancora pochi giorni e la popolazione bulgara e le sue istituzioni attraverseranno definitivamente la soglia che li farà entrare ancora di più nel cuore dell’Unione Europea e stringere un legame ancora più profondo tra il suo destino e quelli degli altri Stati che adottano la moneta unica.

Per il Paese si tratterà dell’ultimo passo di un percorso iniziato nel 2007, con l’ingresso nell’UE. La Bulgaria è quindi un membro “giovane” dell’UE, figlio della coda di quella apertura a Est dei primi anni 2000. Un destino che ha in parte condiviso con la Croazia, ultimo Paese in ordine cronologico ad adottare l’euro nel 2023.

L’euro in Bulgaria: una scelta politica
Per quanto in Paesi come il nostro la moneta unica sembri ormai appartenere al naturale ordine delle cose (nonostante il recente passato di follie macroeconomiche camuffate da sensate posizioni politiche), nel caso Bulgaro l’adozione dell’euro è stata anche una scelta politica.

In un certo senso, la Bulgaria vive già da anni “nell’orbita” dell’euro. Dopo la stagione dell’iperinflazione e dell’instabilità degli anni Novanta, Sofia ha scelto di ancorare il lev prima al marco tedesco e poi, di conseguenza, all’euro. L’ancoraggio di una moneta a un’altra significa fissare artificialmente il tasso di cambio a quello di un’altra più stabile. Questo tasso di cambio è tenuto artificialmente al valore prefissato attraverso l’acquisto (nel caso si svaluti troppo) o la vendita (nel caso si rivaluti) di moneta da parte della banca centrale.

Questa scelta garantisce una maggiore stabilità monetaria e un aumento nella credibilità della valuta negli scambi internazionali. Tuttavia, comporta una rinuncia di fatto a una piena autonomia monetaria, in quanto parte delle scelte della banca centrale nazionale sono vincolate a quelle della BCE.

Eppure, forse mai come in questo momento in cui le fondamenta ideologiche stesse del progetto europeo è apertamente sotto il fuoco ideologico della destra americana (e forse non solo) ed è minacciata dal fuoco delle armi della Russia, l’adesione all’euro è un segnale di appartenenza anche geopolitica.
Anzitutto, l’adozione di una moneta unica ha profonde conseguenze sull’impatto in un paese delle decisioni sia finanziarie e sia politiche che gli altri governi prendono.

D’altra parte, le rilevazioni dell’Eurobarometro del Marzo 2025 indicano un paese spaccato in due, con il 53% di cittadini bulgari che non sono d’accordo con l’adozione dell’euro. Non è un caso se il governo, oltre a ricordare che formalmente il lev già dipende fortemente dall’euro, ha presentato questo passaggio come un ulteriore modo di “proteggersi dall’influenza russa”.


Le cose formali
Per capire meglio come funziona l’ingresso di un nuovo paese nell’Eurozona, è utile riassumere come avviene il processo. Questo non avviene infatti per “accoglienza politica”, ma il Paese che fa richiesta di adozione della moneta unica deve rispetta i cosiddetti “criteri di convergenza”, definiti nel Trattato di Maastricht. La ratio sottostante è semplice: se un Paese entra, deve poter reggere la moneta unica senza portarsi dietro squilibri che poi diventano problemi condivisi.

La Commissione europea sintetizza i requisiti in quattro pilastri: stabilità dei prezzi, finanza pubblica sana, stabilità del cambio in ERM II (un meccanismo per stabilizzare i tassi di cambio tra l’euro e le valute dei paesi UE che non hanno ancora adottato l’euro, agendo come una fase di preparazione per l’adesione all’Eurozona) e tassi d’interesse di lungo periodo coerenti con quelli dei Paesi più “virtuosi”. In pratica, l’inflazione media su dodici mesi non deve superare di oltre 1,5 punti percentuali quella dei tre Stati membri con le migliori performance; i tassi di interesse di lungo periodo non devono eccedere di oltre 2 punti quelli degli stessi “best performers”; e serve almeno un biennio in ERM II senza “tensioni gravi” e senza svalutazioni del tasso centrale. Rispetto ai conti pubblici, poi, i parametri chiave sono piuttosto celebri: deficit non oltre il 3% del PIL e debito non oltre il 60%.

Il raggiungimento dei criteri finanziari, solitamente i più critici, è stato invece comodamente superato dalla Bulgaria. Sebbene sia il paese più povero in termini di Pil pro-capite, la Bulgaria è anche l’economi con il rapporto tra debito pubblico/Pil più basso in UE, dopo l’Estonia.
Nella pratica bulgara, il punto più sensibile è stato invece l’inflazione. Come d’altronde nel resto dell’UE, l’inflazione sostenuta fatta registrare nell’ultimo biennio, ha comportamento lo slittamento dal 2024 al 2026 dell’approvazione da parte della Commissione.

I numeri da soli, però, non bastano. L’Unione monetaria si regge infatti sul dell’indipendenza delle istituzioni monetarie. Pertanto, è necessario anche un allineamento della normativa nazionale a quella europea, che avviene in maniera graduale nel tempo di preparazione all’ingresso, e un quadro istituzionale che garantisca tale indipendenza. Anche questo, nel caso bulgaro, era già stato predisposto da tempo.

 

Il percorso istituzionale verso l’adozione della moneta unica è abbastanza lineare. Alla richiesta da parte del governo segue l’ingresso nell’ERM II, che per la Bulgaria è avvenuto nel luglio 2020, con un tasso centrale fissato a 1 euro = 1,95583 lev. Seguono poi le valutazioni di Commissione e BCE, pubblicate nei rapporti di convergenza, documenti che certificano se i criteri sono rispettati e se la legislazione nazionale è compatibile. Infine, la decisione politica vera e propria, che passa dal Consiglio attraverso la fissazione irrevocabile del tasso di conversione e il calendario operativo.

Il calendario bulgaro è ormai impostato: conio delle monete euro a partire dall’estate 2025; doppia esposizione obbligatoria dei prezzi da agosto 2025; disponibilità progressiva di euro tramite canali bancari e postali nei mesi finali del 2025; possibilità di pagare in entrambe le valute fino a fine gennaio 2026; cambio gratuito e illimitato del lev anche oltre la data di switch.

L’impatto dell’Euro: evidenze dalle esperienze passate
Il dibattito politico bulgaro negli ultimi mesi è inevitabilmente ruotato intorno ai possibili effetti positivi e negativi dell’adozione dell’euro.

Sul piano economico, la letteratura e le esperienze più recenti raccontano una storia meno drammatica di quanto spesso suggerisca il dibattito politico. I benefici tipici dell’ingresso nell’eurozona sono noti: riduzione dei costi di transazione per imprese e consumatori, maggiore trasparenza dei prezzi nel mercato unico, accesso più stabile alla finanza in euro e, spesso, un premio di credibilità che si riflette in costi di finanziamento più bassi.

Per la Bulgaria, molti di questi vantaggi sono amplificati dal fatto che l’economia è già fortemente e legata all’euro dal punto di vista monetario e all’UE sul fronte commerciale. Perciò l’eliminazione del rischio di cambio potrebbe essere percepito come l’eliminazione dell’unico ostacolo rimanente da parte degli investitori esteri per iniziare a operare nel paese.

I lati negativi, però, non vanno negati, perché sono proprio quelli che determinano l’accettazione sociale della riforma. Il primo è il rischio di “arrotondamenti” e micro-aumenti, soprattutto nei servizi. Anche se spesso si registra un cambiamento nel valore “psicologico” del prezzo in valuta nazionale, che può far apparire più cari beni che, in realtà, non lo sono.
Il secondo è un punto più strutturale: con l’euro, la competizione diventa più diretta. Questo si può tradurre in una crescita economica cresce tramite un aumento della produttività e degli investimenti, ma anche in un abbassamento dei margini di guadagno delle imprese e dei salari.

Il caso bulgaro, connotato da una forte integrazione già in precedenza e da un tasso di cambio già stabile, rischia effettivamente di subire meno questi effetti negativi. D’altra parte, ne guadagnerà sicuramente in termini di protezione dei consumatori, vigilanza sui prezzi, informazione pubblica credibile e reputazione internazionale.

di Alessandro Ceschel

Foto di Hans da Pixabay (link: https://pixabay.com/it/photos/eurotower-grattacielo-centro-2867928/)

Consigliati