Il 21 agosto, poco prima di mezzanotte, i negoziati commerciali tra Stati Uniti e Canada sono falliti per la seconda volta in meno di un anno. Alle prime ore del giorno dopo sono scattati dazi al 50% su circa 20 miliardi di dollari di merci canadesi, dentro un rapporto commerciale che vale quasi 900 miliardi l'anno. Il primo ministro canadese Mark Carney ha definito le richieste americane dell'ultimo minuto "ingiuste" ed "economicamente insostenibili", accusando Washington di aver messo in dubbio l'affidabilità di qualunque accordo firmato con gli Stati Uniti.
La rottura commerciale è solo l’ultimo capitolo di un deterioramento che va avanti da mesi e che riguarda anche il modo in cui i due Paesi si parlano. Da gennaio Trump chiama pubblicamente Carney “Governor Carney”, riciclando il soprannome che usava per il suo predecessore Justin Trudeau, un modo per tenere viva l’idea che il Canada possa diventare il cinquantunesimo Stato americano. Il 7 settembre lo ha ripetuto in un video generato con l’intelligenza artificiale, pubblicato su Truth Social, in cui si vede giocare a hockey contro Carney, steso sul ghiaccio, mentre Trump gli intima “Alzati, governatore”. Nell’incontro alla Casa Bianca del maggio 2025 Trump aveva già risposto “mai dire mai” a Carney che gli ricordava come il Canada non fosse in vendita; il premier canadese si era limitato a muovere le labbra verso le telecamere, in silenzio, pronunciando la stessa parola. Poche settimane dopo Trump aveva ritirato l’invito, mai formalmente accettato dal Canada, a entrare nella carta fondativa del suo Board of Peace.
A ottobre 2025 la crisi era arrivata su un terreno più insolito. Il governo dell’Ontario aveva lanciato una campagna pubblicitaria da circa 75 milioni di dollari canadesi che usava spezzoni di un discorso radiofonico di Ronald Reagan del 1987 contro i dazi doganali. Trump aveva interrotto tutti i negoziati commerciali definendo lo spot “una frode deliberata” e un tentativo di influenzare una causa sulla legittimità dei suoi dazi allora pendente davanti alla Corte Suprema, imponendo poi un dazio aggiuntivo del 10%. Il premier ontariano Doug Ford aveva ritirato la pubblicità dopo un colloquio con Carney, non prima di difenderla pubblicamente, ricordando che “Canada e Stati Uniti sono amici, vicini e alleati” e che “il presidente Reagan sapeva che siamo più forti insieme”. Ha poi rivendicato il risultato ottenuto, perché l’argomento era finalmente al centro del dibattito americano, parlando di “obiettivo raggiunto”.
C’è un dettaglio, in mezzo a questa escalation, che dice qualcosa sul potere delle aziende tecnologiche più delle vicende diplomatiche che lo circondano. Il 28 agosto Trump ha firmato un ordine esecutivo per rinominare il Lago Ontario “Lake America”. Due giorni dopo Google Maps ha adeguato la mappa per gli utenti americani, mantenendo “Lake Ontario” per quelli canadesi e mostrando entrambi i nomi al resto del mondo, la stessa procedura già applicata l’anno prima al Golfo del Messico ribattezzato “Golfo d’America”. Bastano quarantotto ore perché una società privata cambi il nome di un lago su cui vivono milioni di persone, in base a un ordine firmato da un solo uomo in un altro Paese. Ford ha risposto issando sulla riva un cartello con la scritta “Lake Ontario, Now and Always” e liquidando la vicenda come “una sciocchezza uscita dal Saturday Night Live”.
È dentro questo clima che Carney ha annunciato, subito dopo la rottura di agosto, l’intenzione di spostare l’asse delle alleanze del Paese. “Questo autunno inizieremo un intenso confronto con l’Unione europea, la seconda economia mondiale, per costruire un partenariato economico e di sicurezza molto più forte e profondo”, ha dichiarato. Il calendario si è materializzato in fretta. Il 16 settembre Carney è atteso a Strasburgo come ospite d’onore al discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula von der Leyen, che secondo Bloomberg userà l’occasione per annunciare l’avvio dei negoziati su una nuova alleanza. Il giorno dopo il premier canadese parlerà direttamente al Parlamento europeo.
Quello che si discute non è un’adesione. Il Canada non può diventare Stato membro: l’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea riserva la richiesta di adesione a “qualsiasi Stato europeo”. Quello su cui lavorano Ottawa e Bruxelles, secondo il Wall Street Journal, è uno status di “membro associato” che nei trattati comunitari oggi non esiste. L’idea era nata altrove: il cancelliere tedesco Friedrich Merz l’aveva delineata a inizio anno pensando all’Ucraina, come formula per legare Kiev all’Unione senza i tempi di un’adesione piena. Applicarla a un Paese del G7 con 41 milioni di abitanti e nessuna prospettiva di adesione è un uso completamente diverso dello stesso strumento.
Sul tavolo, secondo le fonti citate dal quotidiano americano, ci sono la libera circolazione di beni e lavoratori nei settori dell’energia e della difesa, oltre a una cooperazione più stretta su intelligenza artificiale e materie prime critiche. Carney ha discusso privatamente con diversi leader europei, Emmanuel Macron in testa, anche la possibilità che i cittadini canadesi possano vivere e lavorare nell’Unione senza visto. Nessuno di questi punti ha oggi una forma giuridica definita.
Un metro concreto per misurare quanto sia percorribile un progetto simile esiste già, ed è scomodo per chi lo propone. Il Ceta, l’accordo commerciale tra Ue e Canada firmato nel 2016 ed entrato in vigore in via provvisoria il 21 settembre 2017, è un trattato misto, e per applicarsi per intero richiede la ratifica di tutti i parlamenti nazionali, e in alcuni casi regionali, dei Ventisette. Nove anni dopo, diversi Stati membri non l’hanno ancora ratificato, soprattutto per l’opposizione del settore agricolo. È l’accordo più semplice e più vecchio che le due parti abbiano in comune, ed è ancora incompleto.
La spinta verso Bruxelles non nasce ad agosto. A giugno il Canada è diventato il primo Paese extraeuropeo ammesso al programma di difesa Safe, lo strumento da 150 miliardi di euro che finanzia gli acquisti congiunti di materiale militare tra gli Stati membri, in attuazione di un partenariato per la sicurezza firmato un anno prima. La rottura con Washington ha accelerato un processo già in corso, non l’ha inventato.
Il prossimo vertice Canada-Ue è fissato per il 29 e 30 ottobre a Montréal. Tra l’annuncio di Strasburgo e quella data ci sono sei settimane in cui la parola “membro associato” dovrà passare da titolo di giornale a testo negoziabile. È un tragitto che, a giudicare dal precedente del Ceta, a Bruxelles richiede in genere qualcosa in più di un comunicato stampa.
Fonti:
https://www.nbcnews.com/business/economy/trump-canada-tariffs-carney-rcna593510
https://upolitics.com/news/trump-posted-an-ai-video-of-himself-beating-canadian-pm-mark-carney-with-a-hockey-stick-as-trade-war-escalates/
https://www.yahoo.com/news/trump-refuses-drop-51st-state-165519356.html
https://www.axios.com/2025/10/27/ford-trump-canada-ontario-reagan-tariffs
https://thehill.com/policy/transportation/6059553-google-maps-renames-lake-america/
https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-08/eu-and-canada-plan-far-reaching-alliance-to-strengthen-partnership
https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/14/carney-pushes-idea-of-making-canada-associate-member-of-eu-wsj-reports
https://www.eunews.it/2026/06/15/difesa-paesi-ue-canada-safe/
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