Corte dei conti e ponte sullo Stretto di Messina: perché è stato rigettato il via libera?

È certamente di dominio pubblico la questione riguardante la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Un’opera pubblica, probabilmente la più grande, complessa, importante e rilevante del nostro millennio, per il significato intrinseco che porta con sé: un ponte, infatti, è uno dei più alti esempi di manifestazione del genio civile umano, il cui scopo è poter collegare due segmenti di terra non contigui a causa di un ostacolo, perlopiù un corso d’acqua. Ebbene, non si può fare a meno di sottolineare come in un mondo ideale l’attenzione che meriterebbe prestarsi alla progettazione, costruzione e realizzazione definitiva del ponte debba essere proporzionale alla grandezza dell’opera stessa, andando a fugare in maniera certa e certosina qualsivoglia dubbio possa insorgere.

La Corte dei conti è stata di parola: il 27 novembre 2025 ha pubblicato le motivazioni della decisione con cui, già precedentemente, aveva rifiutato di registrare la delibera del CIPESS che dava il via libera alla realizzazione dell’infrastruttura.

Tale decisione ha subito acceso lo scontro istituzionale: la Presidenza del Consiglio ha parlato di un’ingerenza indebita nelle prerogative di Governo e Parlamento, mentre la Corte ha rivendicato il proprio ruolo costituzionale di garante della legalità degli atti pubblici. Ora, però, le motivazioni permettono di capire nel dettaglio perché, dal punto di vista giuridico e amministrativo, il progetto non poteva essere approvato.

La Corte dei Conti agisce all’interno di un perimetro ben definito: i giudici contabili non sono chiamati a pronunciarsi sull’an, sul “se”, ma sul “come”, sulle modalità di svolgimento di un’azione e sulla sua sostenibilità, in sintesi, a valutare non la convenienza politica o economica della realizzazione dell’opera di pubblico interesse, ma la legittimità degli atti attraverso i quali l’autorità governativa decide di porla in essere.

Nel caso specifico, l’esame ha riguardato la delibera del CIPESS che approvava il progetto definitivo e il piano di finanziamento. Si tratta di un controllo preventivo di legittimità previsto dalla Costituzione, che serve a verificare il rispetto delle leggi, delle norme europee e degli equilibri di finanza pubblica.

L’istruttoria, avviata già nel mese di settembre, aveva evidenziato fin da subito alcune lacune rilevanti nella documentazione trasmessa dal governo. I chiarimenti richiesti non sono stati ritenuti sufficienti e il risultato è stato un giudizio negativo fondato su tre violazioni considerate decisive, non su semplici irregolarità formali.

La prima e più delicata questione riguarda la tutela dell’ambiente. Il ponte interessa tre siti protetti della Rete Natura 2000, soggetti al massimo livello di protezione previsto dal diritto europeo. Non a caso è giusto ricordare un intervento della commissione del Ministero dell’Ambiente, che aveva già espresso un parere negativo sull’impatto dell’opera. Per superare l’ostacolo, il governo ha invocato una procedura eccezionale prevista dalla Direttiva Habitat, che consente deroghe solo in presenza di “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”. Ma secondo la Corte dei conti, questa strada è stata percorsa in modo illegittimo. La relazione che giustificava la deroga era priva di firma, di data e di un responsabile chiaramente individuabile. Ancora più grave, sul piano sostanziale, non è stato dimostrato che non esistano alternative meno dannose al Ponte, requisito essenziale per attivare la deroga. Inoltre, le ragioni economiche addotte dal governo sono state giudicate non pertinenti, perché la direttiva europea consente eccezioni solo per motivi di salute o sicurezza pubblica. Inoltre, la Commissione europea aveva chiesto chiarimenti urgenti sull’iter dell’opera. Per la Corte, dunque, la delibera del CIPESS viola direttamente la normativa europea.

Il secondo nodo riguarda le regole sugli appalti pubblici. Il governo ha deciso di riattivare il contratto stipulato nel 2006 con il consorzio Eurolink senza indire una nuova gara. Ciò, però appare nettamente in contrasto con la direttiva europea sugli appalti. Il principio è chiaro: se un contratto subisce modifiche sostanziali, occorre indire una nuova gara. E sembra proprio che questo criterio debba applicarsi al caso del ponte, dove le modifiche sono pregnanti. Il progetto originario, infatti, prevedeva una forte partecipazione di capitali privati, mentre oggi l’intero costo andrebbe a ricadere sulle finanze pubbliche, alterando radicalmente l’equilibrio economico dell’accordo. Il Ministero delle Infrastrutture ha sostenuto che l’aumento dei costi non supererebbe la soglia del 50 per cento, limite che in alcuni casi consente di evitare una nuova procedura. Ma la Corte ha osservato che questa affermazione non è supportata da dati certi: il costo complessivo dell’opera è ancora incerto e la stima di 13,5 miliardi è definita come provvisoria, non definitiva.

Il terzo motivo di illegittimità riguarda l’esclusione dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART). Secondo la Corte, l’ART, data la natura dell’argomento trattato, avrebbe dovuto essere coinvolta, specialmente per esprimersi sul piano economico-finanziario e sul sistema dei pedaggi. Il governo ha provato a sostenere che il Ponte non sarebbe un’autostrada e che i pedaggi servirebbero solo a regolare il traffico. Una tesi che però è stata respinta dai giudici, i quali hanno ricordato che l’ART è competente su tutte le infrastrutture soggette a pedaggio e che la classificazione scelta dal ministero appare approssimativa. Del resto, già nel 1997 il Consiglio superiore dei lavori pubblici aveva qualificato il ponte come un’autostrada. L’esclusione dell’ART ha avuto un effetto concreto: il piano tariffario è stato redatto da una società privata scelta dal soggetto che realizzerà l’opera, senza il controllo di un’autorità indipendente.

Basterebbero questi tre motivi fondati a far riflettere sul grado di competenza che occorre non tralasciare dato l’argomento che si affronta, ma la Corte ha segnalato anche una serie di criticità che dipingono un quadro amministrativo poco ordinato (documenti trasmessi tramite un archivio digitale esterno gestito da privati, versioni multiple degli stessi atti senza indicazioni chiare su quella valida, mancanza di tracciabilità e certezze sull’autenticità dei file). Senza contare, in aggiunta, il mancato coinvolgimento del Consiglio superiore dei lavori pubblici, nonostante le modifiche rilevanti intervenute nel corso degli anni. La motivazione dell’urgenza, secondo la Corte, non può giustificare l’elusione di passaggi tecnici fondamentali.

Questo blocco, rigetto, rallentamento che dir si voglia non rappresenta però una bocciatura che getta nello sconforto i fautori del progetto. Anzi, è sintomo di una cura necessaria preventiva e attenta delle istituzioni che, data la natura dell’opera, operano diligenti per criticare in maniera costruttiva tutti i nei e le storture del progetto, in modo che esso venga modificato per garantire al Paese intero un simbolo monumentale, testimone della collaborazione dei cives, i cittadini dentro le e fuori dalle istituzioni, in modo da far sì che tra esecutivo e Corte si vada a creare un’intesa, un confronto al superamento delle criticità. La strada maestra è stata tracciata: occorre riscrivere il percorso nel rispetto delle norme nazionali ed europee.

A cura di: Luigi Monti

 

Fonti

  1. Corte dei conti: https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/ComunicatiStampa/DettaglioComunicati?Id=47f82ad4-97e7-42f7-9bf1-120dce9d5734
  2. Rai News: https://www.rainews.it/articoli/2025/12/ponte-sullo-stretto-corte-dei-conti-decreto-incompatibile-con-le-regole-ue-incertezza-sui-costi-8a716666-2e80-4c18-acd8-30f3ad102ab4.html
  3. Appalti e contratti: https://www.appaltiecontratti.it/il-ponte-sullo-stretto-la-corte-dei-conti-ricusa-il-visto-per-violazione-del-diritto-ambientale-ed-europeo/
  4. Giustizia insieme: https://www.giustiziainsieme.it/it/diritto-e-societa/3724-ponte-sullo-stretto-di-messina-e-corte-dei-conti-sergio-foa
  5. WWF Italia: https://www.wwf.it/area-stampa/ponte-sullo-stretto-le-motivazioni-della-corte-dei-conti-confermano-la-posizione-del-wwf/

 

Per l’immagine: foto di alessandro tripodi da Pixabay (https://pixabay.com/it/photos/stretto-di-messina-calabria-panorama-2643870/)

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