La cucina italiana candidata a patrimonio immateriale UNESCO: le regole e le procedure

È risaputo che tutto il mondo ama la cucina italiana: dalla pizza, passando per la pasta, il gelato, fino ad arrivare alle pietanze regionali e locali. Proprio per il rapporto millenario che lega l’Italia con la sua cucina, si è deciso di fare un importante passo in avanti per la sua tutela: proporla come nuovo elemento costituente patrimonio immateriale dell’UNESCO.

Di tutelare della cucina italiana anche mediante il riconoscimento come patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO se ne parla dal 24 marzo 2023, data in cui il Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco ha approvato la seguente candidatura italiana, da presentare per l’analisi al Comitato Intergovernativo per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale: “La cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale”. Siffatto Consiglio ha motivato tale istanza considerando la cucina italiana come “un insieme di pratiche sociali, riti e gestualità basate sui tanti saperi locali che, senza gerarchie, la identificano e la connotato”: elementi che vanno a identificare “la diversità bioculturale del Paese”, che “si basa sul comune denominatore di concepire il momento della preparazione e del consumo del pasto a tavole come occasione di condivisione e di confronto”. Lo storico Massimo Montanari ha evidenziato come la candidatura abbia lo scopo di rappresentare la cucina italiana, domestica e non, come “un mosaico in cui le singole tessere permettono di definire un insieme coerente che trascende l’unicità e la specificità di ogni singola tessera”. Dalla candidatura emerge come la cucina italiana rappresenti “un elemento essenziale, vivo e attuale dell’italianità, riconosciuto tanto all’interno del Paese quanto all’estero”.

  • I requisiti da avere per il riconoscimento di patrimonio culturale immateriale

La Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco ricorda come il patrimonio culturale non consista solamente in oggetti materiali, ma anche in tutte le tradizioni che oggi vivono grazie all’eredità dei nostri antenati. Per ottenere quanto sopra, è necessario rispettare una serie di parametri. In particolare, l’elemento candidabile deve possedere le seguenti caratteristiche: 1) il tramandarsi da generazione in generazione; 2) essere sempre ricreato da comunità e gruppi in stretta correlazione con la storia ed il contesto ambientale in cui si inserisce; 3) far suscitare nelle comunità, nei gruppi di riferimento, in forma dinamica, “il senso di appartenenza sociale e culturale”; 4) farsi promotore del rispetto delle diversità culturali e della creatività umana; 5) rendersi diffusore dell’osservanza del rispetto dei diritti umani e della sostenibilità dello sviluppo di ciascun paese.

La Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale (ratificata dall’Italia nel 2007) contempla due liste di beni immateriali: 1) la Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale, volta ad aiutare a dimostrare “la diversità del patrimonio intangibile e ad aumentare la consapevolezza della sua importanza”; 2) la Lista del Patrimonio Culturale Immateriale che Necessita di Urgente Tutela, volta a stimolare la cooperazione internazionale, nonché ad assistere i portatori di interesse nell’adozione di misure adeguate. È contemplato anche 3) il Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia: codesto contempla programmi, progetti ed attività, frutto dei principi e degli obiettivi della Convenzione. Per iscrivere l’elemento nei registri di cui sopra, è necessario soddisfare una serie di differenti requisiti a seconda di quello di interesse. In particolare, per la Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale si richiede che l’elemento: 1) sia un patrimonio culturale immateriale; 2) inoltre, che tale iscrizione contribuisca a garantire la visibilità e la consapevolezza del significato di patrimonio culturale immateriale, nonché a favorire il confronto, riflettendo quindi “la diversità culturale e la creatività dell’umanità”; 3) che le misure di salvaguardia siano elaborate in modo da potere tutelare e promuovere l’elemento; 4) che la candidatura dell’elemento sia stata proceduta da un’informazione rivolta ai portatori di interessi che acconsentano a ciò; 5) che l’elemento sia inserito in un “inventario del patrimonio culturale immateriale presente nel territorio dello Stato proponente”.

Per la Lista del Patrimonio Immateriale che Necessita di Urgente Tutela, è richiesta, invece, la rispondenza ai seguenti criteri dell’elemento: oltre ad essere patrimonio culturale immateriale, la sopravvivenza dell’elemento deve essere a rischio “nonostante gli sforzi della comunità o degli individui interessati”, o comunque minacciata di “probabile estinzione in manca di contromisure immediate”. Inoltre, viene richiesto che le misure di salvaguardia vengano elaborate per permettere “alla comunità o ai singoli individui interessati di continuare la pratica e la trasmissione del patrimonio”, oltre al fatto della partecipazione a tale iniziativa di candidatura da parte dei portatori di interesse e dell’inserimento in un inventario del patrimonio culturale immateriale presente nel territorio dello Stato proponente. Viene inoltre previsto che, nei casi di estrema urgenza, lo Stato proponente venga immediatamente consultato sull’iscrizione. Infine, riguardo all’iscrizione del Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia viene richiesto che il programma, il progetto o l’attività: 1) comporti la salvaguardia; 2) contribuisca “al coordinamento degli sforzi di salvaguardia del patrimonio culturale immateriale a livello regionale e/o sub regionale e/o internazionale; 3) rifletta i principi e gli obiettivi della Convenzione; 4) abbia provato la sua efficacia “in termini di contribuiti alla vitalità del patrimonio culturale immateriale interessato”; 5) venga messo in opera con la partecipazione della comunità, del gruppo o degli interessati, con il loro consenso libero ed informato; 6) possa servire da modello, regionale e/o sub-regionale e/o internazionale per delle attività di salvaguardia; 7) sia posto anche in relazione al fatto che gli Stati parte candidati, gli organi incaricati della messa in opera e la/le comunità, gruppi o individui interessati siano d’accordo per “cooperare alla diffusione delle migliori pratiche di salvaguardia se il loro programma, progetto o attività fosse selezionato”; 8) riunisca esperienze suscettibili di essere valutate sui loro risultati; 9) “risponda essenzialmente ai bisogni particolari dei Paesi in Via di Sviluppo”.

  • La procedura di candidatura

Le fasi della serie procedimentale di candidatura, da osservare a pena di nullità, sono le seguenti:

  • Prima fase: redazione di una bozza secondo un formulario ed invio della stessa alla Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco (CNIU).
  • Seconda fase: la CNIU provvede ad inoltrare tale domanda al Ministero della Cultura e ad eventuali altre amministrazioni competenti per una valutazione di merito e per il successivo perfezionamento.
  • Terza fase: il Consiglio Direttivo della CNIU, dove siedono i Ministeri competenti, ogni anno entro il 20 marzo seleziona la candidatura da presentare entro il 31 marzo a Parigi, dinanzi al Segretariato del Comitato intergovernativo per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, per l’iscrizione nelle liste di cui al precedente punto.
  • Quarta fase: entro il 30 giugno successivo, il Segretariato avvia l’esame formale del dossier. Fino al 30 settembre è possibile integrare la documentazione mancante o non idonea.
  • Quinta fase: entro il dicembre successivo le candidature sono esaminate dall’Organo di Valutazione (composto da dodici membri, di cui sei esperti nelle materie del Patrimonio Culturale Immateriale, e sei Organizzazioni Non Governative accreditate, elette ogni tre anni, con equa rappresentatività geografica di provenienza e di materie attinenti), che tra aprile e giugno emana la decisione finale. Codesta viene resa nota almeno quattro settimane prima della riunione annuale del Comitato Intergovernativo, fissata in genere tra novembre e dicembre. In tale riunione, il Comitato “valuta le proposte dell’Organo di Valutazione e prende le decisioni finali, iscrivendo o respingendo gli elementi candidati nelle rispettive Liste”.

 

  • Lo stato dell’opera per la cucina italiana

Il 21 settembre, in oltre sessanta comuni italiani, si è tenuto il “il pranzo della domenica-italiani a tavola”: evento promosso congiuntamente dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, dal Ministero della Cultura e dall’ANCI, che ha portato alla trasformazione di piazze e luoghi simbolici in grandi tavolate conviviali, volte a sostenere siffatta candidatura. Il tutto, accompagnato da collegamenti in diretta Rai alle tavolate di Roma, Napoli, Livorno, Genova, Verona, Alba, Napoli, Matera, Palermo e L’Aquila con esponenti del mondo politico, dello spettacolo, giornalistico e locale. In aggiunta, le tavolate sono state organizzate anche nelle sedi delle ambasciate italiane a Londra, Parigi e New York.

Il riconoscimento verrà deciso a Nuova Delhi il 10 dicembre.

Il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida ha dichiarato che “Noi non candidiamo un modo di cucinare, anche se tutte le cucine regionali italiane avrebbero i titoli per ottenere il riconoscimento a patrimonio immateriale dell’Unesco, noi candidiamo un rito”, “che appartiene a tutti noi, che parte dalla scelta dei cibi, passa per la cucina per approdare sulle nostre tavole dove ancora si parlerà di quello che si sta mangiando”. Ha aggiunto che “La cucina italiana è questo, sono antichi saperi tramandati, è la gioia di stare insieme, di incontrarsi e di mantenere vivi i rapporti familiari e di amicizia” e che “Il pranzo della domenica è la massima espressione di questo tratto culturale che il mondo ci invidia” . Inoltre, ha affermato che “Vedere così tanta gente riunita nelle piazze italiane sarà una grande dimostrazione di quello che è la cucina per gli italiani”.

Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha affermato che “Dall’alta cucina a quella popolare l’Italia, per le sue variegate caratteristiche geografiche e per le sue stratificazioni storiche multiformi, è impreziosita da una straordinaria pluralità di ingredienti, di piatti, di occasioni, di rituali legati al mangiare”. Ha aggiunto che “La storia del cibo è storia della civiltà e della cultura” e che “La cucina italiana rispecchia la società, la storia e il nostro rapporto con il territorio: oltre a essere una peculiarità tutta italiana il cui primato è riconosciuto da tempo in tutto il mondo”. Ha ribadito inoltre, in virtù di quanto sopra, il sostegno “con la massima convinzione e partecipazione la candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale UNESCO”.

Gaetano Manfredi, Presidente dell’ANCI e Sindaco di Napoli ha dichiarato che “Il cibo è un pilastro della nostra identità e un potente collante sociale”, aggiungendo come “Non c’è pasto senza condivisione, non c’è tavola senza una storia da raccontare” e che “Riunirsi per mangiare è un rito che unisce generazioni, famiglie e intere comunità”. Pertanto, “da questo legame profondo che nasce l’idea di scegliere il pranzo della domenica come simbolo per promuovere la candidatura della cucina italiana a patrimonio UNESCO”. Ribadisce come, mediante “questa iniziativa, che coinvolge diversi Comuni e territori, vogliamo sottolineare che la nostra cucina è ben più di una semplice arte culinaria: è espressione di una cultura popolare e accessibile, che racchiude in sé gesti, riti e saperi antichi, valorizzando il legame tra la terra e le persone, e rappresenta una delle risorse principali dell’economia e della cultura del nostro Paese”.

A cura di: Antonio Natale

 

Fonti

 

In foto: uno scorcio del Golfo di Napoli (fornita dall’Autore).

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