In un precedente articolo abbiamo raccontato come senatori e deputati del Congresso degli Stati Uniti si arricchissero sistematicamente grazie a informazioni riservate, in un sistema che, pur formalmente illegale, si è rivelato nei fatti quasi impossibile da perseguire. Quel racconto, tuttavia, riguardava i legislatori: figure potenti, ma non la più potente. Il protagonista di questa storia si chiama Donald Trump, ed è il Presidente degli Stati Uniti.
Come già spiegato, l’insider trading consiste nel comprare o vendere titoli finanziari basandosi su informazioni non pubbliche, ottenute grazie a una posizione privilegiata. La logica del reato è semplice: chi sa in anticipo cosa succederà sui mercati può agire prima degli altri, guadagnando a spese di chi non ha accesso a quelle stesse informazioni. È una forma di truffa ai danni del mercato, e in teoria è perseguita dalla legge.
Il primo episodio rilevante che riguarda direttamente Trump risale all’aprile del 2025, nel pieno della guerra commerciale che il Presidente aveva scatenato contro il resto del mondo con la sua politica sui dazi. Il cosiddetto “Liberation Day”, il 2 aprile, aveva provocato uno dei crolli borsistici più drammatici degli ultimi anni: un’emorragia paragonabile, per entità, alle peggiori giornate del Covid-19. Le borse di tutto il mondo in caduta libera, gli investitori nel panico, e i mercati sembravano sull’orlo di una crisi sistemica.
È in questo contesto che, il 9 aprile 2025, Trump pubblicò un messaggio sul suo social network Truth Social. Il testo era lapidario: “THIS IS A GREAT TIME TO BUY!!!”, accompagnato dalle iniziali “DJT”. Meno di quattro ore dopo quella pubblicazione, il Presidente annunciò una sospensione di 90 giorni sui dazi per la quasi totalità dei partner commerciali, ad esclusione della Cina. Le borse esplosero al rialzo. Le azioni di Trump Media salirono del 22%. Chi aveva comprato nel momento giusto — cioè dopo il tweet e prima dell’annuncio — aveva guadagnato cifre considerevoli.
Le reazioni politiche non si fecero attendere. Il senatore democratico Chris Murphy definì l’accaduto uno “scandalo di insider trading”, chiedendo pubblicamente: “Chi sapeva in anticipo, e quanto ha guadagnato?”. Il senatore Adam Schiff aprì formalmente una richiesta di indagine alla Casa Bianca. Le parole del Presidente erano state pubbliche, il che offriva una comoda copertura giuridica: chiunque avesse comprato dopo il post poteva sostenere di aver semplicemente seguito il “consiglio” di Trump. Ma la domanda rimase, inevitabilmente, nell’aria: chi era in posizione privilegiata, prima ancora di quel post?
La risposta, almeno parziale, è arrivata con gli eventi del marzo 2026, durante la crisi militare con l’Iran. Gli Stati Uniti avevano avviato una campagna di attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane, e i mercati globali del petrolio erano in subbuglio. È in questo contesto che i dati hanno iniziato a parlare in modo sempre più inequivocabile. Secondo quanto riportato dal Financial Times, tra le 6:49 e le 6:50 del mattino ora di New York — sedici minuti prima che Trump annunciasse la sospensione dei raid — vennero scambiati circa 6.200 contratti futures sul Brent e sul WTI, per un controvalore di 580 milioni di dollari. L’annuncio del Presidente fece crollare il prezzo del petrolio e rimbalzare le borse. Chi aveva piazzato quelle scommesse nei sedici minuti precedenti ne uscì con profitti enormi.
Ma il copione si è ripetuto quasi immediatamente. Pochi giorni dopo, sempre secondo le analisi di Murphy, circa 1,5 miliardi di dollari in futures sull’S&P 500 vennero acquistati e 192 milioni di dollari in futures sul petrolio vennero venduti esattamente cinque minuti prima che Trump pubblicasse un post sui social media riguardante possibili “trattative di pace” con Teheran. L’entità di queste operazioni non è quella di un investitore retail fortunato: sono cifre che appartengono a fondi istituzionali, a grandi operatori, a qualcuno che sapeva. Murphy lo disse esplicitamente: “1,5 miliardi di dollari. La scommessa più grande del momento. Chi era?”
Il sito di scommesse politiche Polymarket ha registrato anch’esso movimenti anomali nelle ore precedenti agli annunci di Trump sulla guerra, finendo sotto scrutinio pubblico. Non solo i mercati finanziari tradizionali, dunque, ma anche le piattaforme di betting online sembrano aver beneficiato di informazioni che il comune cittadino non aveva.
A rendere la situazione ancora più preoccupante è il contesto istituzionale in cui tutto questo avviene. L’amministrazione Trump ha sistematicamente smantellato gli organi di controllo preposti a perseguire questo tipo di reati. La Public Integrity Section del Dipartimento di Giustizia — istituita all’indomani del Watergate proprio con l’obiettivo di perseguire i funzionari pubblici corrotti — è stata ridotta da 36 a soli 2 procuratori, perdendo di fatto la capacità operativa di aprire nuovi casi. In un sistema in cui chi dovrebbe indagare è stato neutralizzato da chi dovrebbe essere indagato, parlare di giustizia diventa un esercizio retorico.
Non è la prima volta che Trump si trova al centro di accuse di questo tipo. Nel corso del primo mandato, le sue dichiarazioni pubbliche sui social media erano già state oggetto di analisi da parte di economisti e giuristi, che avevano rilevato correlazioni sospette tra i suoi post e i movimenti di mercato. Ma ciò che sta accadendo nel 2025 e nel 2026 è qualitativamente diverso: la scala delle operazioni è enormemente più grande, il conflitto armato aggiunge una dimensione geopolitica gravissima, e il contesto istituzionale è stato deliberatamente svuotato degli strumenti necessari per fare chiarezza.
In definitiva, ciò che emerge non è solo una questione di mercati e profitti illeciti. È una questione di potere: il potere di muovere miliardi di dollari con un post, di fare la guerra e di sapere in anticipo quando finirà, di smontare gli organi di vigilanza prima che possano fare il loro lavoro. Un mercato in cui le informazioni cruciali appartengono a pochi, e quei pochi coincidono esattamente con chi detiene le leve della politica e della guerra, non è un mercato libero. È un sistema di estrazione di ricchezza legalizzato. E la cosa forse più inquietante è che, almeno per ora, sembra funzionare alla perfezione.
Fonti:
https://www.axios.com/2026/03/25/trump-iran-oil-insider-trading
https://www.theguardian.com/us-news/2025/apr/10/donald-trump-ignites-insider-trading-accusations-after-global-tariffs-u-turn
https://thehill.com/homenews/senate/5798756-murphy-trump-oil-iran-insider-trading/
https://www.independent.co.uk/news/world/americas/us-politics/trump-iran-oil-insider-trading-war-b2945169.html
https://www.standard.co.uk/news/politics/oil-insider-trading-trump-iran-war-city-israel-b1276163.html
https://www.aljazeera.com/news/2026/3/25/large-polymarket-wall-street-bets-on-trumps-war-news-under-scrutiny
https://www.salon.com/2026/03/26/evidence-of-insider-trading-on-iran-war-grows/
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