Sudan, la guerra dei droni

Il conflitto in Sudan continua a evolversi, caratterizzato dall'impiego crescente di droni e dal coinvolgimento di interessi stranieri. Il 19 ottobre 2026, un attacco contro il mercato di Amiet, nella regione contesa di Abyei, ha provocato almeno 153 morti secondo le autorità locali
Droni e guerra, immagine generata con IA

Il conflitto in Sudan continua a evolversi, caratterizzato dall’impiego crescente di droni e dal coinvolgimento di interessi stranieri. Il 19 ottobre 2026, un attacco contro il mercato di Amiet, nella regione contesa di Abyei, ha provocato almeno 153 morti secondo le autorità locali. Nei giorni precedenti, altri attacchi aerei nel Kordofan avevano causato numerose vittime. Episodi che mostrano come la guerra si stia intensificando, mentre la popolazione civile paga il prezzo più alto. Ma per comprendere la situazione non basta guardare agli ultimi attacchi. Occorre capire come sia nato lo scontro tra l’esercito regolare e le Rapid Support Forces (RSF), e perché le forniture militari straniere rischino di prolungarlo.

 

Dalle origini delle RSF alla guerra civile

Le origini delle RSF risalgono al conflitto in Darfur dei primi anni Duemila, quando il regime di Omar al-Bashir utilizzò milizie conosciute come Janjaweed per combattere i gruppi ribelli. Nel 2013, queste formazioni furono riorganizzate in una forza paramilitare formalmente istituita dal governo e posta sotto il comando di Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemedti. Negli anni successivi, le RSF acquisirono autonomia, risorse economiche e crescente influenza politica.

Dopo la caduta di al-Bashir nel 2019, il Paese avrebbe dovuto avviare una transizione democratica. Tuttavia, sia l’esercito guidato da Abdel Fattah al-Burhan sia le RSF mantennero un ruolo centrale nel potere. Le tensioni esplosero nell’aprile 2023, in particolare a causa dei contrasti sull’integrazione delle RSF nell’esercito regolare e sul controllo delle forze armate.

Da allora, lo scontro si è trasformato in una guerra civile che ha devastato vaste aree del Sudan e compromesso le prospettive di una transizione politica stabile.

 

La guerra dei droni

Uno degli aspetti più significativi del conflitto è la diffusione dei droni, utilizzati per colpire obiettivi militari, depositi, infrastrutture e aree abitate. Questi sistemi consentono di attaccare a distanza e ampliano le capacità operative delle parti, rendendo vulnerabili anche territori lontani dalle principali linee del fronte.

La tecnologia, tuttavia, non garantisce che gli attacchi siano precisi o che i civili siano protetti. L’ondata di raid degli ultimi giorni ne è una dimostrazione: Save the Children ha riferito della morte di almeno 18 bambini in recenti attacchi aerei, mentre l’episodio di Amiet ha provocato un bilancio particolarmente grave, almeno 153 morti. Il mercato colpito si trova ad Abyei, territorio conteso tra Sudan e Sud Sudan. Secondo una fonte militare sudanese citata dalla stampa internazionale, l’attacco avrebbe avuto come obiettivo un carico di carburante destinato alle RSF. Le autorità locali hanno invece denunciato la morte di numerosi civili.

 

Il ruolo delle potenze straniere

La guerra non si esaurisce nello scontro tra due forze sudanesi. La posizione del Paese, tra il Mar Rosso, il Sahel e la valle del Nilo, lo rende strategicamente rilevante per numerosi attori regionali e internazionali.

Le forniture di droni, armi e altri equipaggiamenti militari contribuiscono a modificare gli equilibri sul campo. Le RSF sono state accusate di ricevere sostegno esterno dagli Emirati Arabi Uniti, anche attraverso reti logistiche che attraversano Paesi confinanti. Gli Emirati Arabi Uniti, accusati di fornire assistenza al gruppo paramilitare, hanno respinto le accuse.

Anche l’esercito sudanese ha sviluppato rapporti militari con partner stranieri, tra cui l’Egitto, l’Iran, la Turchia e la Russia. La disponibilità di equipaggiamenti, munizioni e supporto logistico può permettere a entrambe le parti di proseguire le operazioni, riducendo gli incentivi a raggiungere un compromesso.

Il risultato è un conflitto nel quale la competizione interna per il potere si intreccia con interessi geopolitici più ampi. Per questo, la questione delle forniture militari è centrale anche negli sforzi internazionali per fermare la guerra.

 

Una crisi umanitaria e regionale

La popolazione civile continua a subire le conseguenze dei combattimenti: sfollamenti, carenza di cibo, difficoltà nell’accesso alle cure e distruzione delle infrastrutture. Le organizzazioni umanitarie denunciano inoltre gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.

L’attacco di Amiet dimostra come le conseguenze della guerra possano estendersi oltre i confini sudanesi, aggravando le tensioni con il vicino Sud Sudan. I due Paesi non sono coinvolti nella stessa guerra, ma condividono interessi territoriali, economici e strategici che rendono la stabilità regionale particolarmente fragile. A conferma di queste tensioni, l’attacco ha provocato una protesta diplomatica da parte del governo sudsudanese, che ha convocato l’ambasciatore del Sudan.

 

A cura di Matteo Pieropan

 

Fonti:

The Guardian: https://www.theguardian.com/world/2026/oct/21/abyei-drone-strike-market-south-sudan-war-death-toll

Al Jazeera: https://www.aljazeera.com/where/sudan/

Reuters: https://www.reuters.com/world/sudan/

ISPI: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/sudan-anatomia-di-una-guerra-di-droni-249423

Save the Children: https://www.savethechildren.it/blog-notizie/sudan-almeno-18-bambini-uccisi-unondata-di-attacchi-aerei

Amnesty International: https://www.amnesty.it/tag/sudan/

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