Sud Sudan: uno Stato incompiuto tra guerra, crisi umanitaria e competizione regionale

“La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”. La celebre riflessione di Carl von Clausewitz conserva una sorprendente attualità nell’analizzare il Sud Sudan contemporaneo. A quindici anni dall’indipendenza, il più giovane Stato del mondo continua, infatti, a essere prigioniero di una violenza che non costituisce un’anomalia della politica, bensì il suo principale strumento di regolazione. La recente recrudescenza del conflitto dimostra come il progetto statuale nato nel 2011 non sia mai riuscito a trasformare la vittoria militare sull’ex Sudan in un'effettiva costruzione istituzionale.
Sud Sudan

L’indipendenza del 9 luglio 2011 aveva alimentato aspettative elevate, rappresentando il punto di arrivo di una lunga guerra di liberazione culminata con il referendum del gennaio dello stesso anno. Tuttavia, la competizione per il controllo delle istituzioni e delle rendite petrolifere trasformò rapidamente il confronto politico in uno scontro armato tra il presidente Salva Kiir e il vicepresidente Riek Machar, dando origine alla guerra civile del 2013-2018. L’Accordo di pace rivitalizzato del 2018 riuscì a interrompere le ostilità su larga scala, ma senza affrontarne le cause strutturali. Più che un processo di riconciliazione nazionale, esso rappresentò un compromesso imposto dalla pressione diplomatica degli attori regionali.

Gli eventi degli ultimi mesi sembrano certificare l’esaurimento di quell’equilibrio. Il deterioramento della sicurezza, la paralisi del processo di transizione e il rinvio delle elezioni confermano la persistente fragilità delle istituzioni sud-sudanesi. Le divisioni politiche continuano inoltre a sovrapporsi alle appartenenze etniche, alimentando una competizione per il controllo delle risorse che impedisce la formazione di un’autentica cittadinanza nazionale.

La crisi interna è aggravata dal conflitto che dal 2023 devasta il vicino Sudan. L’avanzata delle Rapid Support Forces (RSF) nel Kordofan e lungo le aree di confine dimostra come la guerra abbia ormai assunto una dimensione regionale. La possibilità che le milizie di Mohamed Hamdan Dagalo (“Hemeti”) consolidino un corridoio strategico verso il Sud Sudan aumenterebbe ulteriormente la circolazione di armi, combattenti e rifugiati, rendendo sempre più permeabili confini che già oggi risultano difficilmente controllabili. In tale prospettiva, la crisi sud-sudanese non può più essere interpretata esclusivamente come una dinamica interna, ma come parte integrante della più ampia instabilità del Corno d’Africa e dell’Africa nord-orientale.

Parallelamente, il Paese sta affrontando una delle peggiori emergenze umanitarie dalla sua nascita. Secondo le ultime analisi dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), oltre 7,8 milioni di persone, circa il sessanta percento della popolazione, vivono in condizioni di grave insicurezza alimentare, mentre più di due milioni di bambini sotto i cinque anni necessitano di cure per malnutrizione acuta. Nelle contee di Nyirol e Akobo, nello Stato di Jonglei, numerose famiglie sopravvivono nutrendosi di vegetazione spontanea raccolta nelle aree paludose, mentre migliaia di bambini hanno interrotto il percorso scolastico perché costretti a lavorare o semplicemente troppo debilitati dalla fame per frequentare le lezioni.

Il deterioramento della sicurezza alimentare non dipende esclusivamente dal conflitto. Dopo anni segnati da inondazioni eccezionali, le previsioni climatiche elaborate dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) indicano per il 2026 precipitazioni inferiori alla media e temperature superiori ai valori stagionali, con un elevato rischio di siccità diffusa. La diminuzione della produzione agricola, la mortalità del bestiame e la scarsità di risorse idriche si combinano con gli sfollamenti forzati e con la drastica riduzione dei finanziamenti destinati agli aiuti internazionali, producendo una crisi multidimensionale nella quale guerra e cambiamento climatico si rafforzano reciprocamente.

Anche il quadro sanitario appare estremamente fragile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente stimato una probabilità superiore al settanta percento che l’attuale epidemia di Ebola da ceppo Bundibugyo, già diffusasi dalla Repubblica Democratica del Congo all’Uganda, possa raggiungere il Sud Sudan. L’insufficienza delle infrastrutture sanitarie, le limitate capacità di sorveglianza epidemiologica e l’intensa mobilità transfrontaliera aumentano sensibilmente la vulnerabilità del Paese, evidenziando come le crisi umanitarie contemporanee tendano a sovrapporsi anziché manifestarsi isolatamente.

In questo scenario, la Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (UNMISS) continua a rappresentare il principale presidio internazionale di stabilizzazione. Come ricordato dalla responsabile della comunicazione della missione, Francesca Annemarie Mold, circa 15.000 tra militari, personale civile e operatori delle Nazioni Unite sono impegnati nella protezione dei civili, nel monitoraggio delle violazioni dei diritti umani, nella facilitazione dell’assistenza umanitaria e nel sostegno al processo di pace. Tuttavia, la crisi finanziaria che interessa il sistema delle Nazioni Unite sta imponendo un progressivo ridimensionamento della missione attraverso la chiusura di basi operative, la riduzione del personale e il contenimento delle attività sul territorio. Una contrazione che rischia di compromettere la capacità di intervento proprio mentre il deterioramento della situazione renderebbe necessario un rafforzamento della presenza internazionale.

La persistente instabilità del Sud Sudan conferma come la costruzione dello Stato non possa essere ridotta alla sola condivisione del potere tra élite politiche. L’assenza di istituzioni amministrative efficaci, la dipendenza dalle rendite petrolifere, la diffusione di pratiche clientelari e la mancata integrazione delle numerose comunità etniche continuano a ostacolare il consolidamento dello Stato. In questo senso, il caso sud-sudanese rappresenta uno degli esempi più significativi di state-building incompiuto, nel quale il riconoscimento internazionale della sovranità non coincide con l’effettiva capacità di esercitare il monopolio della forza, garantire servizi pubblici e costruire consenso politico.

Come osservava Antonio Gramsci, “la crisi consiste precisamente nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere”. Il Sud Sudan sembra oggi sospeso proprio in questa condizione: formalmente indipendente, ma ancora incapace di trasformare la propria sovranità giuridica in una reale sovranità politica. Senza un deciso rilancio della mediazione regionale, un sostegno internazionale più coerente e un autentico processo di riforma istituzionale, il Paese rischia di consolidarsi come uno degli epicentri permanenti dell’instabilità africana, con ripercussioni che travalicano ampiamente i suoi confini.

 

a  cura di Gaetano Modafferi

 

 

immagine Pixabay:  https://pixabay.com/it/vectors/sudan-del-sud-bandiera-1758979/

 

Bibliografia

Integrated Food Security Phase Classification (IPC) (2026), South Sudan: Acute Food Insecurity Analysis.

OCHA – United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (2026), South Sudan Humanitarian Situation Report.

Save the Children (2026), South Sudan: Children Survive by Eating Leaves as Famine Risk Grows.

United Nations Security Council (2026), Report of the Secretary-General on South Sudan.

Herbst, J. (2000), States and Power in Africa, Princeton University Press.

Johnson, D. H. (2016), South Sudan: A New History for a New Nation, Ohio University Press.

Mamdani, M. (1996), Citizen and Subject, Princeton University Press.

Tilly, C. (1992), Coercion, Capital and European States, Blackwell.

 

Sitografia

https://www.lavitadelpopolo.it/attualita/sud-sudan-un-paese-sull-orlo-del-collasso-BY537074

https://www.africarivista.it/crisi-alimentare-in-sud-sudan-destinata-a-peggiorare/316490/

https://www.huffingtonpost.it/esteri/2026/07/03/news/il_massacro_annunciato_el_obeid_sotto_assedio_in_sudan_il_mondo_si_mobilita_tardi-22278003/

https://www.savethechildren.it/blog-notizie/sud-sudan-rischio-carestia-i-bambini-sopravvivono-mangiando-foglie?__cf_chl_f_tk=OrhSWz4zwgHWNUPlBrO56.JdDMFw.O93P0PMVaiJZbQ-1783343467-1.0.1.1-PYgX7OyTuatC1GaYqAyEI_HzKkrGeEoeDSmsyxSf.zg

https://it.euronews.com/salute/2026/06/26/oms-alto-rischio-che-lebola-si-diffonda-in-sud-sudan

 

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