L’indipendenza della FED alla prova

Nel 2017 Jerome Powell, già membro del Consiglio dei Governatori della Federal Reserve dal 2012, fu nominato Presidente della Fed da Donald Trump. Una scelta che oggi il Presidente statunitense rinnega; tra minacce di licenziamento e il futuro dell’indipendenza della FED in gioco, Trump testa i limiti della democrazia.

Durante il primo mandato di Trump, Powell supervisionò una crescita sostenuta dell’economia statunitense e, tra il 2017 e il 2018, aumentò i tassi d’interesse per evitare un “surriscaldamento” dell’economia. Questo provocò un primo attrito con Trump, rientrato poi nel 2019 in seguito all’abbassamento dei tassi. Le manovre di Powell, considerate indipendenti da quelle della Casa Bianca, furono ritenute prudenti e consapevoli anche durante la pandemia del 2020.

 

Nel 2022, con Joe Biden alla presidenza, Powell fu riconfermato per un secondo mandato con un voto del Senato di 84 a 13, segno di un apprezzamento bipartisan della sua figura. Durante l’amministrazione democratica, Powell dovette affrontare un’inflazione che, nel giugno 2022, raggiunse il 9%, il livello più alto da oltre quarant’anni. La Fed rispose con aumenti particolarmente aggressivi dei tassi d’interesse, portandoli nel range del 4,25-4,50% e mantenendoli stabili per avviare un processo deflazionistico. I risultati furono positivi, e Powell ribadì un principio fondamentale: l’indipendenza della Fed dalla politica.

 

Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, sono tornate anche le tensioni tra i due. Trump ha più volte accusato Powell di essere troppo lento nel tagliare i tassi e di ostacolare la crescita dell’economia statunitense. Va considerato che, negli ultimi mesi, la Banca Centrale Europea ha più volte ridotto i tassi, ma il contesto politico ed economico europeo è profondamente diverso da quello statunitense, su cui grava anche l’incertezza legata ai dazi annunciati dallo stesso Trump.

 

In questo contesto, Trump ha ventilato la possibilità di rimuovere Powell dall’incarico, ipotesi che, però, non appare concretamente praticabile. La legge federale prevede infatti che i membri del Consiglio dei Governatori della Fed, incluso il Presidente, possano essere rimossi solo “per giusta causa”, come inefficienza, negligenza o malversazione, ma non per motivi politici. Una sentenza della Corte Suprema del maggio 2025 ha rafforzato questa interpretazione, definendo la Fed un’“entità quasi-privata” dotata di speciali tutele costituzionali. Licenziare Powell sarebbe un atto senza precedenti nella storia della Fed e potrebbe provocare un crollo dei mercati, una lunga battaglia legale e un grave danno alla credibilità internazionale degli Stati Uniti.

 

Di fronte a questo scenario, il Presidente Trump ha puntato l’attenzione sui costi della ristrutturazione della sede della Fed a Washington, un progetto da oltre 2,5 miliardi di dollari. Secondo Trump e i suoi alleati, i sovraccosti sarebbero motivo sufficiente per accusare Powell di frode e procedere con la sua rimozione. Si tratta, tuttavia, di accuse perlopiù infondate, che difficilmente avranno conseguenze concrete sul mandato di Powell, destinato a concludersi nel maggio 2026.

 

Le pressioni esercitate da Trump sollevano interrogativi sulla futura indipendenza della Fed. Sebbene Powell abbia finora resistito, le continue interferenze politiche rischiano di erodere la fiducia nell’istituzione, con possibili ripercussioni di lungo periodo. Inoltre, si aprirà presto il dossier relativo al suo successore: la Fed riuscirà a mantenere la propria indipendenza con Trump alla Casa Bianca?

Fonti:

https://www.nytimes.com/2021/11/22/business/economy/fed-chair-jerome-powell-biden.html

https://www.nytimes.com/2017/11/02/business/economy/jerome-powell-federal-reserve-trump.html

https://www.washingtonpost.com/opinions/2025/07/31/trump-jerome-powell-federal-reserve/

https://www.ilpost.it/2025/07/21/trump-powell-licenziamento-fed-tassi-di-interesse/

https://www.reuters.com/world/us/trump-presses-powell-cut-rates-during-tense-visit-fed-2025-07-24/

Image by Tumisu from Pixabay

 

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