Ho deciso di scrivere questo articolo non solo come studentessa di relazioni internazionali, ma come cittadina italiana che si confronta ogni giorno con le sfide della contemporaneità. E come atleta – da più di quattordici anni parte di una squadra di nuoto agonistico – conosco bene la forza dello sport come strumento di dialogo e ispirazione. Ma so anche che, oggi, lo sport non può più permettersi di essere cieco di fronte alla crisi climatica.
Una candidatura verde solo sulla carta?
Il Comitato Organizzatore di Milano-Cortina ha dichiarato l’obiettivo di realizzare “i Giochi più sostenibili di sempre”. Tuttavia, secondo uno studio pubblicato su Nature Sustainability (Woods et al., 2023), Milano-Cortina ottiene un punteggio medio-basso nell’indice di sostenibilità olimpica, con criticità evidenti su trasparenza, governance e impatto ambientale.
Il Comitato Olimpico Internazionale, tramite l’Olympic Agenda 2020+5, definisce cinque pilastri chiave per la sostenibilità dei Giochi: responsabilità climatica e ambientale, uso efficiente delle infrastrutture esistenti, inclusione sociale e rispetto dei diritti umani, eredità economica duratura e buona governance. In base a questi parametri, i Giochi dovrebbero ridurre drasticamente le emissioni di CO₂, utilizzare energia da fonti rinnovabili, limitare la costruzione di nuove opere a ciò che è strettamente necessario e garantire che le strutture siano accessibili e riutilizzabili nel tempo. Inoltre, le comunità locali dovrebbero essere coinvolte in modo partecipativo, e tutte le fasi progettuali dovrebbero essere sottoposte a monitoraggio pubblico e indipendente.
Purtroppo, nonostante le promesse, il progetto olimpico italiano presenta ancora ombre. La realizzazione dello Sliding Centre di Cortina, ad esempio, in un’area naturale vulnerabile, è fortemente contestata da ambientalisti e urbanisti. Il potenziamento delle infrastrutture viarie rischia di portare a un aumento dell’urbanizzazione nelle valli alpine, già sottoposte a stress idrico e pressione turistica. E la trasparenza sui costi rimane limitata, con sovrapposizioni tra pubblico e privato non sempre chiare.
La neve che non c’è (più)
Negli ultimi 50 anni, la regione alpina ha perso oltre il 10% del suo innevamento a bassa quota ogni decennio (Beniston et al., 2018). E secondo il rapporto 2023 del World Meteorological Organization, le Alpi si riscaldano a un ritmo quasi doppio rispetto alla media globale.
Per sopperire alla mancanza di neve, Milano-Cortina 2026 farà ampio uso di neve artificiale. Ma produrla è tutt’altro che neutrale: secondo l’International Olympic Committee (2021), la produzione di neve tecnica consuma in media 3.000 litri di acqua e 1.000 kWh di energia per ettaro. Inoltre, alterando il ciclo idrico locale e il microclima del suolo, rischia di danneggiare la biodiversità e compromettere il fragile equilibrio delle aree montane.
Anche Reinhold Messner, voce storica dell’alpinismo e figura simbolo della montagna italiana, ha più volte affermato che l’uso della neve artificiale può essere “l’unica strada da percorrere” in un contesto climatico ormai instabile. Tuttavia, ha anche messo in guardia contro ogni nuova cementificazione o ampliamento delle piste ad alta quota, invitando piuttosto a valorizzare gli impianti esistenti e a rispettare la natura. “La montagna non può essere piegata al calendario televisivo”, ha dichiarato, sottolineando la necessità di un approccio sobrio e responsabile.
In questo senso, le Olimpiadi rappresentano un bivio: accettare la sfida dell’adattamento climatico con intelligenza, oppure rincorrere a ogni costo una narrazione turistica ed economica che rischia di compromettere gli stessi territori che si vogliono promuovere.
Il confronto con Parigi e Pechino
Rispetto ai fasti ipertecnologici (e spesso vuoti) di Pechino 2022, Milano-Cortina aveva l’occasione di proporre un modello alternativo, più europeo: sobrio, territoriale, radicato. In parte lo fa – basti pensare all’utilizzo del Forum di Assago o dell’Arena di Verona. Tuttavia, Parigi 2024 rappresenta oggi il benchmark della sostenibilità: il 95% delle strutture utilizzate è stato costruito prima della candidatura, la carbon footprint stimata è inferiore del 50% rispetto a Londra 2012 (Paris 2024 Organizing Committee, 2023), e l’Olympic Village sarà smontabile e riconvertito in alloggi sociali ed edifici scolastici dopo i Giochi.
Parigi ha inoltre implementato un sistema trasparente di monitoraggio delle emissioni (con verifiche trimestrali pubbliche), e ha previsto meccanismi di governance partecipativa che includono ONG, rappresentanti della società civile e cittadini volontari, coinvolti attraverso il programma “Paris 2024 en Commun”. A differenza di Milano-Cortina, dove i processi decisionali sono ancora prevalentemente verticali e centralizzati, Parigi ha dato prova concreta di adesione ai principi promossi dal CIO in tema di responsabilità climatica, rigenerazione urbana e inclusione sociale.
Come sottolinea il think tank Carbon Market Watch (2024), Milano-Cortina rischia di non essere all’altezza delle promesse, con piani ancora troppo vaghi sul fronte della neutralità climatica e della compensazione delle emissioni. Ad oggi, il Comitato Organizzatore ha parlato genericamente di “carbon neutrality”, ma senza indicare nel dettaglio i meccanismi previsti per raggiungerla, né pubblicare metriche verificabili. In questo contesto, l’assenza di un inventario chiaro delle emissioni pre-Giochi rischia di vanificare gli sforzi dichiarati.
Una questione di soft power
Le Olimpiadi non sono mai solo sport. Sono diplomazia, comunicazione, brand nazionale. In un mondo sempre più multipolare, anche l’Italia deve trovare un posto coerente nella narrazione globale. L’ambizione di Milano-Cortina è grande: attrarre sponsor internazionali, rilanciare l’immagine del Paese, mostrare il volto migliore dell’Italia post-pandemica. Secondo il politologo Joseph Nye, il soft power si costruisce attraverso la cultura, i valori e la capacità di attrarre. In questo senso, i Giochi rappresentano un veicolo strategico per l’Italia per riaffermarsi come potenza culturale e turistica. Ma ciò può avvenire solo se il modello organizzativo è percepito come etico, trasparente e moderno. In un’epoca segnata da crisi ambientale e crescente sensibilità pubblica verso la giustizia climatica, non basta “fare bella figura”: serve dimostrare una leadership responsabile. La coerenza diventa quindi cruciale. Come evidenziato anche da The Guardian (2023), oggi le Olimpiadi non sono più giudicate solo per le medaglie vinte, ma per il loro impatto a lungo termine sul territorio e sulla società. Il mondo guarda non solo come vinciamo, ma anche come costruiamo gli spazi per farlo. Se i Giochi di Milano-Cortina saranno davvero un momento di orgoglio nazionale o l’ennesima occasione persa dipende – anche – da come sapremo raccontarli e viverli con responsabilità.
A cura di Costanza Poerio
Bibliografia
- Beniston, M., et al. (2018). The European mountain cryosphere: A review of its current state, trends, and future challenges. The Cryosphere, 12, 759–794. https://doi.org/10.5194/tc-12-759-2018
- Carbon Market Watch. (2024). Climate and the Olympics: Measuring the real impact. https://carbonmarketwatch.org
- International Olympic Committee. (2017). Sustainability Strategy for the Olympic Movement. https://olympics.com/ioc/sustainability
- International Olympic Committee. (2020). Olympic Agenda 2020+5. https://olympics.com/ioc/olympic-agenda-2020
- International Olympic Committee. (2021). Sustainability Report: Winter Games 2022.
- Messner, R. (2015, December 17). Sì alla neve artificiale, ma senza nuovi impianti invasivi [Intervista]. com. https://www.mountlive.com/niente-neve-ma-italia-si-scia-sul-70-delle-piste-messner-si-alla-neve-artificiale
- Paris 2024 Organizing Committee. (2023). Environmental and Social Impact Report. https://www.paris2024.org
- The Guardian. (2023). Can the Olympics Ever Be Truly Sustainable? https://www.theguardian.com
- WMO – World Meteorological Organization. (2023). State of the Climate in Europe 2022. https://public.wmo.int
- Nye, J. S. (2004). Soft Power: The Means to Success in World Politics. PublicAffairs.